Mettere fuori il proprio partner in diritto: cosa dice la legge sull’espulsione del compagno

Lo sfratto di un partner dall’abitazione comune non è mai una semplice decisione unilaterale. Il diritto francese regola rigorosamente le condizioni in cui un coniuge, un partner in PACS o un convivente può essere costretto a lasciare i luoghi, e le regole variano a seconda dello stato giuridico della coppia e del titolo di occupazione dell’alloggio.

Ordinanza del 2025 e attribuzione provvisoria dell’abitazione in caso di violenza

L’ordinanza n° 2025-347 del 2 aprile 2025 ha modificato il Codice civile su un punto che la maggior parte degli articoli di pubblico interesse non ha ancora integrato. I conviventi possono ora richiedere un’attribuzione provvisoria ed esclusiva dell’abitazione al giudice delle questioni familiari in caso di violenza coniugale accertata, anche senza titolo di proprietà condiviso.

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L’effetto è immediato: il giudice può pronunciarsi entro 48 ore. Prima di questa ordinanza, solo i coniugi e i partner in PACS beneficiavano di un meccanismo comparabile tramite l’ordinanza di protezione prevista dagli articoli 515-9 e seguenti del Codice civile. I conviventi vittime di violenze dovevano seguire percorsi più lunghi e meno protettivi.

Consigliamo di rivolgersi direttamente al giudice delle questioni familiari tramite richiesta, allegando ogni elemento probante (certificato medico, denuncia, attestazioni). La procedura funziona senza avvocato obbligatorio per la richiesta iniziale, ma l’assistenza di un avvocato rimane preferibile per strutturare il fascicolo. Per comprendere meglio i meccanismi che permettono di sfrattare il coniuge in diritto, è necessario distinguere questo dispositivo d’emergenza dalle procedure classiche legate allo stato della coppia.

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Consultazione legale tra un avvocato e una donna per comprendere i diritti di sfratto del partner secondo la legge francese

Sfratto del coniuge sposato: il vincolo dell’abitazione coniugale

Nessun coniuge può sfrattare l’altro dall’abitazione coniugale senza una decisione giudiziaria. L’articolo 215 del Codice civile protegge l’alloggio familiare indipendentemente dal regime matrimoniale o dal titolo di proprietà. Anche se solo uno dei coniugi è proprietario o firmatario del contratto di affitto, l’altro conserva un diritto al mantenimento nei luoghi.

Questo vincolo può essere superato solo in due ipotesi:

  • Il giudice delle questioni familiari attribuisce il godimento esclusivo dell’abitazione a uno dei coniugi nell’ambito di un’ordinanza di non conciliazione o di un’ordinanza di protezione.
  • La sentenza di divorzio pronuncia l’attribuzione definitiva dell’alloggio, con o senza prestazione compensativa che integri il valore del bene.

Cambiare le serrature, interrompere gli accessi o impedire fisicamente il ritorno del coniuge senza titolo giudiziario espone l’autore di questi atti a procedimenti per violazione di domicilio. La giurisprudenza qualifica regolarmente questi comportamenti come colpa nell’ambito del divorzio, il che può influire sulla ripartizione delle colpe.

Godimento gratuito o oneroso: una distinzione spesso ignorata

Quando il giudice attribuisce provvisoriamente l’abitazione a uno dei coniugi, stabilisce il carattere gratuito o oneroso di questo godimento. Un godimento gratuito costituisce una forma di alimenti o di contributo alle spese del matrimonio. Un godimento oneroso genera un’indennità di occupazione dovuta dal coniuge che rimane, calcolata in base al valore locativo del bene.

Osserviamo che questa distinzione è raramente anticipata dalle parti, mentre ha un impatto diretto sul calcolo della prestazione compensativa e sulla liquidazione del regime matrimoniale.

Convivenza e PACS: protezioni disuguali di fronte allo sfratto

La convivenza non crea alcun diritto automatico sull’alloggio. Se solo uno dei conviventi è proprietario o titolare del contratto di affitto, il partner non titolare non dispone di alcuna protezione legale contro uno sfratto, salvo in caso di violenza (vedi l’ordinanza del 2025 sopra).

Il PACS offre una protezione intermedia. L’articolo 515-4 del Codice civile impone un aiuto materiale e un’assistenza reciproca tra i partner. La giurisprudenza deduce un diritto al mantenimento temporaneo nell’alloggio comune, fino a quando la separazione non sia organizzata. Questo diritto rimane nettamente meno protettivo di quello dei coniugi.

Tre situazioni concrete da distinguere:

  • Entrambi i partner sono co-titolari del contratto di affitto: nessuno può sfrattare l’altro. La risoluzione del contratto di affitto richiede l’accordo di entrambi o una decisione giudiziaria.
  • Solo un partner è titolare del contratto di affitto: il co-titolare di fatto non ha alcun diritto al mantenimento, a meno che non dimostri di essere stato riconosciuto come occupante dal locatore (clausola di solidarietà, modifica).
  • Entrambi sono comproprietari: si applicano le regole dell’indivisione. Nessun indivisario può costringere l’altro a lasciare i luoghi senza rivolgersi al giudice per chiedere la divisione o l’attribuzione preferenziale.

Uomo solo seduto in un corridoio di tribunale con documenti legali relativi a una procedura di sfratto dall'abitazione coniugale

Procedura giudiziaria di sfratto: tempi e competenza del giudice

Al di fuori delle situazioni di violenza, lo sfratto di un partner passa attraverso una procedura civile classica davanti al giudice delle questioni familiari (coppie sposate o in PACS) o al tribunale giudiziario (conviventi, indivisione).

Il giudice delle questioni familiari è competente per ogni misura provvisoria relativa all’abitazione coniugale. Per i conviventi comproprietari, interviene il giudice della fase di istruttoria o il presidente del tribunale giudiziario che decide in via d’urgenza.

I tempi variano a seconda della giurisdizione e del carico del tribunale. Un’ordinanza di protezione può essere emessa in pochi giorni. Una procedura di divisione giudiziaria in indivisione richiede spesso diversi mesi, a volte più di un anno se il bene deve essere valutato da un esperto.

L’assegnazione in via d’urgenza: accelerare la decisione

Quando l’urgenza è caratterizzata (disturbo manifestamente illecito, danno imminente), l’urgenza consente di ottenere una decisione rapida. Il giudice delle misure d’urgenza può ordinare lo sfratto o il mantenimento nei luoghi a titolo provvisorio, senza decidere nel merito della controversia. Questa via è particolarmente utile per i conviventi che non beneficiano della competenza del giudice delle questioni familiari.

La distinzione tra stato matrimoniale, PACS e convivenza condiziona sia il giudice competente, sia la procedura applicabile, sia il livello di protezione di cui beneficia ogni partner. Prima di qualsiasi passo, verificare il titolo di occupazione dell’alloggio (proprietà, contratto di affitto, ospitalità) rimane il primo riflesso da adottare per calibrare la strategia giudiziaria.

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